Glossario

 

DIAGNOSI

La diagnosi è un processo complesso, articolato in diverse fasi; nel caso dei DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) si articola come segue:

1.Identificazione del problema

All’arrivo della richiesta di consulenza lo specialista indaga i motivi per cui la famiglia e/o la scuola hanno richiesto un approfondimento e lo specialista (psicologo, neuropsichiatra, logopedista) conduce a partire dai modelli di funzionamento relativi alle diverse competenze coinvolte (lettura, scrittura, calcolo, comprensione del testo)  specifiche interviste cliniche.

2.Formulazione di una ipotesi

Sulla base delle informazioni raccolte, viene formulata una prima ipotesi relativa alla natura della specifica problematica presentata.

3.Verifica dell’ipotesi

Attraverso la somministrazione di test standardizzati viene verificata l’ipotesi

precedentemente formulata.

4. Conclusione diagnostica e proposta di intervento

Sulla base degli esiti della valutazione testistica e della raccolta di informazioni tramite intervista clinica, viene stesa una relazione diagnostica corredata da specifiche ipotesi di intervento. La sintesi diagnostica per essere “funzionale” deve riportare sia il problema specifico evidenziato e la sua gravità, sia indicazioni specifiche su come affrontare il problema, tanto a casa quanto a scuola. Potranno essere indicate, come previsto dalla normativa, le misure compensative e dispensative previste.

 

DISLESSIA EVOLUTIVA (DISTURBO SPECIFICO DELLA LETTURA)

Si tratta di uno dei DSA (Disturbo Specifico dell’Apprendimento); è un disturbo specifico nell’automatizzazione funzionale dell’abilità di lettura (lettura di testi o parole ad alta voce) che si manifesta come lentezza e/o come mancata correttezza della lettura.

Normalmente il parametro della lentezza nella lettura è considerato un parametro più indicativo di questo DSA (Disturbo Specifico dell’Apprendimento) se confrontato con quello dell’accuratezza.

L’età minima in cui è possibile porre diagnosi di Disturbo Specifico della Lettura coincide con la fine della 2° classe della scuola primaria, sebbene sia possibile formulare un’ipotesi diagnostica già alla fine della classe 1°.

La diagnosi di DSA (Disturbo Specifico dell’Apprendimento) viene posta solo dopo la somministrazione di prove testistiche standardizzate e l’approfondimento del profilo cognitivo (linguaggio verbale, prassie motorie e costruttive, la memoria verbale e visiva, le funzioni attentive).

 

DISORTOGRAFIA EVOLUTIVA (DISTURBO SPECIFICO DELLA SCRITTURA)

Si tratta di uno dei DSA (Disturbo Specifico dell’Apprendimento); è un deficit nei processi di cifratura del codice ortografico che si manifesta con la presenza di errori nell’ortografia (fonologici, non fonologici, etc).

L’età minima in cui è possibile porre diagnosi di Disturbo Specifico della Scrittura, sebbene la Consensus Conference (AID, 2009), non lo dica esplicitamente, viene fatta coincidere con la fine della 2° classe della scuola primaria (come per la diagnosi di Disturbo Specifico della Lettura); é sempre consigliato riverificare la condizione clinica dopo un breve periodo di trattamento.

La diagnosi di DSA (Disturbo Specifico dell’Apprendimento) viene posta solo dopo la somministrazione di prove testistiche standardizzate (almeno due prove di scrittura diverse) e l’approfondimento del profilo cognitivo (linguaggio verbale, prassie motorie e costruttive, la memoria verbale e visiva, le funzioni attentive).

 

DISGRAFIA

Si tratta di uno dei DSA (Disturbo Specifico dell’Apprendimento); si manifesta con una scrittura illeggibile sia da parte del bambino che l’ha prodotta che da parte dell’insegnante.

Con il termine DISGRAFIA si intende una difficoltà nella realizzazione del grafema che ha una causa motoria.

La diagnosi di Disgrafia, viene posta prima della seconda/terza classe della scuola primaria solo in presenza di un tratto grafico irregolare e poco leggibile anche in stampato, mancato rispetto di margini e righe, lettere di dimensioni irregolari, mancata discriminazione degli allografi (segni grafici) in stampato.

La diagnosi di DSA (Disturbo Specifico dell’Apprendimento) viene posta solo dopo la somministrazione di prove testistiche standardizzate e l’approfondimento del profilo cognitivo (linguaggio verbale, prassie motorie e costruttive, la memoria verbale e visiva, le funzioni attentive).

 

DISCALCULIA EVOLUTIVA (DISTURBO SPECIFICO DELLE ABILITA’ ARITMETICHE)

Si tratta di uno dei DSA (Disturbo Specifico dell’Apprendimento); è un disturbo specifico dell’apprendimento che si caratterizza per significativa difficoltà ad acquisire l’automatismo del calcolo e/o dell’elaborazione dei numeri.

Ci possono essere alcuni sintomi per orientarsi all’interno del disturbo del calcolo, che definiscono le abilità di calcolo basilari e che possono risultare deficitarie: la capacità di contare per contare, anche all’indietro, leggere e scrivere correttamente i numeri, riconoscere quantità a “colpo d’occhio”, più molti altri segnali.

L’età minima in cui è possibile porre diagnosi di Disturbo Specifico delle Abilità Aritmetiche coincide con la fine della 3° classe della scuola primaria.

La diagnosi di DSA (Disturbo Specifico dell’Apprendimento) viene posta solo dopo la somministrazione di prove testistiche standardizzate e l’approfondimento del profilo cognitivo (linguaggio verbale, prassie motorie e costruttive, la memoria verbale e visiva, le funzioni attentive).

 

DISTURBI SPECIFICI DELLA COMPRENSIONE DEL TESTO

Si tratta di un disturbo specifico che interessa la capacità di comprendere in modo adeguato il significato di un testo, a fronte di buone competenze cognitive generali.

Questa difficoltà si manifesta in ragazzi che spesso sono dotati di buone competenze strumentali e che per tanto non sono riconosciuti in questa specifica difficoltà, essendo spesso considerati semplicemente come poco capaci.

Infatti i ragazzi con questo disturbo hanno spesso difficoltà scolastiche diffuse dato che la maggior parte degli apprendimenti passa per la comprensione di testi.

La diagnosi di DSA viene posta solo dopo la somministrazione di prove testistiche standardizzate e l’approfondimento del profilo cognitivo (linguaggio verbale, prassie motorie e costruttive, la memoria verbale e visiva, le funzioni attentive).

 

PDP (Piano Didattico Personalizzato)

Per gli alunni con DSA (Disturbo Specifico dell’Apprendimento) la normativa prevede che la scuola attui interventi didattici individualizzati e personalizzati, applichi misure dispensative e strumenti compensativi, adotti adeguate forme di verifica e valutazione, che dovranno essere formalizzate in un documento scritto che si chiama PDP (Piano Didattico Personalizzato).

In esso saranno riportati per le diverse discipline, tutti gli strumenti che il docente intende adottare; il PDP (Piano Didattico Personalizzato) una volta redatto, dovrà essere firmato e condiviso anche dalla famiglia.

 

PEI (Piano Educativo Individualizzato)

ll Piano educativo individualizzato (PEI) è lo strumento per l’integrazione degli alunni con disabilità nella scuola.

Viene redatto all’inizio dell’anno scolastico e descrive la programmazione educativa e didattica, gli obiettivi attesi, i metodi e i criteri di valutazione pensati per garantire allo studente con disabilità il diritto all’educazione e all’istruzione favorendone l’inclusione, l’autonomia, il miglioramento delle abilità sociali e lo sviluppo degli apprendimenti.

Nel Piano devono dunque essere esplicitati tutti gli interventi volti a una presa in carico globale dell’alunno con disabilità, in modo condiviso da tutti i docenti (insegnante di sostegno e docenti curricolari), dal Servizio sanitario nazionale, dalle istituzioni del territorio e dalla famiglia dell’alunno. In particolare, deve contenere: finalità e obiettivi didattici, educativi e di socializzazione; obiettivi di apprendimento nelle diverse aree in correlazione con quelli previsti per l’intera classe; programmazione di attività specifiche; metodi e materiali didattici di supporto (orari, tecnologie, ecc.); criteri e metodi di valutazione, intesa come valutazione dei processi e non solo della performance; integrazione tra attività scolastiche ed extrascolastiche.

 

BES (Bisogni Educativi Speciali)

L’espressione “Bisogni Educativi Speciali” (BES) è entrata nel vasto uso in Italia dopo l’emanazione della Direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012 “Strumenti di intervento per alunni con Bisogni Educativi Speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica“. La Direttiva stessa ne precisa succintamente il significato: “L’area dello svantaggio scolastico è molto più ampia di quella riferibile esplicitamente alla presenza di deficit. In ogni classe ci sono alunni che presentano una richiesta di speciale attenzione per una varietà di ragioni: svantaggio sociale e culturale, disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici, difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse”.

In sintesi fanno parte dei BES: 

  • alunni con DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento);
  • alunni con svantaggio socioeconomico, linguistico e culturale, disturbi evolutivi specifici con diagnosi (deficit del linguaggio, deficit delle abilità non verbali, deficit dell’attenzione e iperattività, funzionamento intellettivo limite);
  • alunni con difficoltà consistenti senza diagnosi sulla base di criteri generali stabiliti dal collegio docente.

 

LEGGE 170/2010 E LA DIAGNOSI E IL RUOLO DELLA SCUOLA

La legge 170/2010 prevede (ART.3) che la diagnosi di DSA (Disturbo Specifico dell’Apprendimento) venga effettuata dal Sistema Sanitario Nazionale oppure da specialisti e strutture accreditate e che la scuola abbia il compito di individuare i casi sospetti di DSA.

Come?

La scuola (ART.2) provvede a segnalare alla famiglia le eventuali evidenze di un possibile DSA (Disturbo Specifico dell’Apprendimento) al fine di avviare percorsi diagnostici, anche con iniziative dell’ Ufficio Scolastico Regionale.

Una volta ottenuta la certificazione, la famiglia provvede a consegnarla a scuola nella persona del Dirigente Scolastico, che provvede alla protocollazione ed alla condivisione con il corpo docente.

 

SCREENING

Con il termine screening DSA ( Disturbi Specifici dell'Apprendimento ) si intende una metodologia di rilevazione che è in grado di predire un disturbo sulla base della presenza di un segno critico individuato in precedenza  (test predittivo).

Lo screening DSA ( Disturbi Specifici dell'Apprendimento) non ha la pretesa di evidenziare in modo inequivocabile un disturbo, ma di individuare, con buon livello di attendibilità, i soggetti a rischio di un determinato disturbo.

Non si tratta di effettuare una diagnosi di DSA ( Disturbi Specifici dell'Apprendimento), ma piuttosto di indirizzare ad uno studio diagnostico una popolazione che presenta alcuni indici caratterizzanti.

Per essere efficace un test di screening deve essere rapido, semplice e poco costoso sia in termini di strumentazione che di impegno di risorse specialistiche. ( "Dislessia", Vol. 1, gennaio 2008).

 

STRUMENTI COMPENSATIVI

Gli strumenti compensativi previsti per i DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) sono strumenti didattici e tecnologici che sostituiscono o facilitano la prestazione richiesta nell’abilità deficitaria; i più noti sono: la sintesi vocale, il registratore, programmi di videoscrittura con correttore automatico, calcolatrice, tabelle, formulari, mappe concettuali etc.

 

MISURE DISPENSATIVE

Le misure dispensative previste per i DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) sono interventi che consentono all’alunno/studente di non svolgere alcune prestazioni che, per il disturbo, risultano difficoltose e che non migliorano l’apprendimento, come ad esempio essere dispensati dalla lettura ad alta voce, avere più tempo per svolgere una prova (è ritenuta utile una quota di tempo in più pari al 30%).

 

RIABILITAZIONE

Lo scopo di un trattamento riabilitativo per i DSA (Disturbi Specifici dell'Apprendimento) consiste nell'individuare i metodi migliori per conseguire una modificazione nella naturale evoluzione del disturbo.

I DSA (Disturbi Specifici dell'Apprendimento) non sono di per sé "guaribili" ma, in misura dipendente dalla gravità del deficit, si riducono con interventi abilitativi e corrette procedure educative.

In pratica ci si può attendere non l'improvvisa scomparsa della difficoltà, ma un progressivo miglioramento che può anche condurre alla remissione totale.

Va affiancato al trattamento l'impiego degli strumenti compensativi ed anche di un trattamento metacognitivo che conduca ad una gestione più strategica e consapevole le difficoltà incontrate nel percorso di apprendimento.

Per un buon trattamento dei DSA (Disturbi Specifici dell'Apprendimento) occorre definire con chiarezza gli obiettivi che si vogliono perseguire e avvalersi di strumenti specifici.

 

COMPETENZA METAFONOLOGICA

E’ la capacità che permette di percepire, individuare, distinguere, analizzare e confrontare per via uditiva i suoni che compongono le parole del linguaggio parlato e costituisce  il prerequisito fondamentale per l’apprendimento della letto-scrittura.

Le abilità metafonologiche si sviluppano a partire dai 4 anni, e devono essere perfettamente acquisite nei primissimi anni della scuola elementare; in genere un bambino di  6/7 anni dovrebbe essere in grado di riconoscere e produrre rime, di capire se due parole iniziano con lo stesso suono, di dividere in sillabe e/o fonemi le parole, e, viceversa, di operare una fusione tra più sillabe e/o fonemi per ottenere un’unica parola.

 

INTERVENTO LOGOPEDICO

La logopedia è quella branca della medicina che si occupa della prevenzione e della riabilitazione delle patologie del linguaggio e della comunicazione in età evolutiva, adulta e geriatrica.

Il logopedista è lo specialista del linguaggio, un operatore sanitario che svolge attività di prevenzione, valutazione e trattamento di tutte le patologie che provocano disturbi di carattere linguistico-cognitivo: anomalie nell’articolazione della voce, disturbi della fonazione, della deglutizione, della comunicazione, della fluenza verbale, afasie, sordità sensoriali, disturbi dell’apprendimento, ritardi e disturbi di linguaggio, disturbi cognitivi.

Il logopedista lavora in équipe multidisciplinare affiancato da altre figure professionali come ad esempio il pediatra, il fisiatra, lo psicologo o il neuropsichiatra, per garantire al meglio un approccio globale al trattamento che tenga conto di tutte le necessità del paziente.

 

DSL (Disturbo Specifico del Linguaggio)

Si tratta di un disturbo evolutivo del linguaggio, detto “specifico” in quanto  non è collegato a problemi neurologici, sensoriali, uditivi, cognitivi e relazionali.

E’ un disordine linguistico che interessa la comprensione e/o la produzione di parole o frasi e può compromettere uno o più ambiti dello sviluppo linguistico (fonologico, morfo-sintattico, semantico-lessicale, pragmatico).

E’ diagnosticabile a partire dai tre anni di età e viene identificato in équipe pluridisciplinare, dove il ruolo del logopedista è fondamentale per rilevare il livello delle capacità linguistiche.

 

Classificazione DSL

Nella classificazione dell’ICD 10 (International Classification of Diseases- redatta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità) il DSL può essere suddiviso in tre categorie in base al tipo di compromissione:

  •  Disturbo specifico dell’articolazione e dell’eloquio : spesso questi bambini cominciano a parlare tardi e superano più lentamente rispetto alla normalità le varie tappe dello sviluppo dei suoni verbali. Il disturbo è caratterizzato da un’articolazione che risulta alterata con conseguente difficoltà per gli altri a capire quanto il soggetto dice. Si caratterizza per omissioni, distorsioni o sostituzioni di suoni verbali ed incoerenza nell’associazione di suoni. Le abilità linguistiche espressive e ricettive si sviluppano normalmente.

 

  • Disturbo specifico del linguaggio espressivo: la capacità del bambino di esprimersi attraverso il linguaggio è al di sotto del livello appropriato per l’età mentale, anche se vi è un'intenzionalitàcomunicativa; mentre la comprensione risulta essere nella norma. Nonostante la notevole variabilità interindividuale nello sviluppo del linguaggio, l’assenza di singole parole a due anni e l'incapacità di formulare frasi di due parole a tre anni sono da considerarsi segni significativi di ritardo. Più tardi le difficoltà includono: uso di un vocabolario limitato, espressioni di lunghezza ridotta, struttura immatura della frase, errori sintattici, omissioni delle finali delle parole o mancato uso ed errori nelle preposizioni, pronomi, articoli. 

 

  • Disturbo specifico della comprensione del linguaggio: è caratterizzato da una compromissione della comprensione, non coerente con l’età cronologica.  Vi è l’incapacità a rispondere a nomi familiari all’età di un anno, ad identificare oggetti comuni a diciotto mesi, ad eseguire semplici istruzioni a due anni, a capire le strutture grammaticali o gli aspetti più sottili del linguaggio (es. tono della voce). In quasi tutti i casi anche l’espressione  è marcatamente disturbata.

 

DEGLUTIZIONE ATI PICA

La deglutizione atipica (o, più propriamente, deglutizione deviata) è la conseguenza della permanenza della deglutizione infantile oltre lo svezzamento.

Essa si verifica quando persistono movimenti della lingua non funzionali alla deglutizione adulta. Il modo in cui deglutiamo, infatti, evolve attraverso vari stadi nel corso della nostra vita: dalla deglutizione fetale passiamo a quella neonatale, poi a quella mista e infine a quella adulta.

Si tratta di meccanismi molto diversi, e il mantenimento di una deglutizione infantile in età adulta può portare ad alterazioni del distretto facciale.

Nel corso degli anni sono state individuate diverse cause:

- Abitudini alimentari (allattamento prolungato, svezzamento ritardato..);

- Abitudini viziate (succhiare il pollice, mangiare le unghie..);

- Patologie (Adenoidi Ipertrofiche, Respirazione orale..);

 

BALBUZIE

Si tratta di un' alterazione del flusso verbale caratterizzata da inibizioni ed interruzioni dell'eloquio, che spesso rappresenta il sintomo principale di un disturbo a livello psicologico e sociale del soggetto colpito. La manifestazione più evidente di questo disturbo è rappresentata da pause, ripetizione di sillabe, allungamento di vocali, intoppi della verbalizzazione. Il balbuziente è consapevole del suo disagio ed evita qualsiasi occasione di scambio verbale.

La balbuzie è quindi un disturbo che rende il soggetto timido, pauroso di sbagliare, tendente all’isolamento con conseguente intaccamento della qualità della vita.

 

LATE TALKER

Vengono definiti anche “Parlatori Tardivi” e sono quei bambini che all’età di 24 mesi producono meno di 50 parole oppure più di 50 parole ma senza combinatoria (ossia due parole insieme per dire una piccola frase).

Si tratta  di soggetti che hanno un normale sviluppo intellettivo e socio-affettivo, e che non hanno alcun apparente danno neurologico, ma che presentano un ritardo nello sviluppo del linguaggio. Molti bambini che a 2 anni presentano immaturità linguistica recuperano il loro ritardo intorno ai 3 anni e vengono definiti in inglese con l’ espressione, late bloomers, "bambini che sbocciano tardi".

In altre situazioni, invece, il ritardo può essere il segnale di una difficoltà del bambino, a volte solo momentanea, ma che necessita comunque di più attenzione.

In ogni caso, è utile rivolgersi a un logopedista per effettuare un esame del linguaggio, ricevere utili consigli ed eventualmente intraprendere un percorso terapeutico.

 

DISFONIA INFANTILE

Il termine disfonia indica un’alterazione momentanea o duratura qualitativa e/o quantitativa della voce parlata, percepita come tale sia dal soggetto che dal suo ambiente.

Essa è dovuta ad una modificazione strutturale e/o funzionale di uno o più organi coinvolti nella produzione vocale o  ad una inadeguatezza delle relazioni dinamiche fra le diverse componenti dell’apparato pneumo-fono-risonanziale.

Le disfonie vengono distinte in due grossi rami:

  • organiche (nodulo, polipo, cisti, ecc.) ;
  • disfunzionali (cattivo e/o eccessivo uso);

La maggior parte delle disfonie infantili è di tipo disfunzionale, esse sono di solito legate ad un abuso o cattivo uso della voce da parte dei bambini.

 

DISPRASSIA VERBALE:

La disprassia verbale evolutiva è un disturbo del Sistema Nervoso Centrale che interferisce con la possibilità di articolare suoni, sillabe e parole e di organizzarli nella corretta sequenza.

Non dipende dalla paralisi o dalla debolezza dei muscoli necessari per articolare, ma piuttosto da un problema nell’organizzazione del movimento da parte del cervello. Il bambino disprassico solitamente sa che cosa vorrebbe dire, ma il suo cervello non invia le istruzioni corrette per poter muovere adeguatamente la lingua, le labbra, la mandibola.

Il logopedista aiuta a facilitare la comunicazione e la chiarezza articolatoria del linguaggio.

 

RITARDO MENTALE

Il ritardo mentale è un deficit dello sviluppo delle funzioni intellettive, dovuto a cause multiple che hanno agito nel periodo prenatale o nella prima infanzia.

Nel RM, come in qualsiasi altra patologia con compromissione cognitiva, vi è sempre una difficoltà di apprendimento, la cui gravità dipende dal tipo di ritardo.

Secondo i criteri diagnostici del DSM-IV (manuale diagnostico dei disturbi mentali) il RM ha le seguenti caratteristiche:

  • QI pari o inferiore a 70;
  • Deficit in almeno due delle seguenti aree: comunicazione, cura personale, capacità sociali, vita in famiglia, funzionamento scolastico, lavoro, tempo libero, salute e sicurezza;
  • Esordio prima dei 18 anni (un esordio posteriore a tale età va a definire un quadro di demenza).

 Esistono quattro tipi di RM definiti in base al QI:

  • Lieve con QI compreso tra 50 e 70: caratterizzato da un pensiero aderente al concreto, un linguaggio sufficientemente sviluppato, insicurezza e autosvalutazione, incapacità a prevedere le conseguenze di un’azione e incapacità a controllare le proprie pulsioni;
  • Moderato con QI compreso tra 35 e 50: caratterizzato da immaturità affettiva, insicurezza e insufficienza nel controllo pulsionale;
  • Grave con QI compreso tra 20 e 35: caratterizzato da malformazioni, stereotipie motorie e condotte aggressive sia verso di se che verso gli altri;
  • Gravissimo, caratterizzato da QI inferiore a 20.

Il Logopedista potrà intervenire su due fronti:

  • Recettivo;
  • Espressivo e Prassico.


 Centro Psicologia
Via Cantoni, 6
20064 Gorgonzola - Milano


Orari Segreteria: Lun-Ven 9.00-13.00; 14.00-18.00
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